LA STORIA

Le prime testimonianze sulla famiglia Vignati, di fazione guelfa, si hanno da un istrumento notarile datato 28/VI/842 oggi perduto, nel quale risulterebbe che Laus Pompeja (Lodi Vecchio) aveva un debito di 404 soldi verso Zilietto Vignati, figlio di Zilio, per una rendita annua costituita dagli Agenti di Lodi a favore di Romano guerriero longobardo suo avo, indicato vivente negli alberi genealogici nell'anno 760 d.c.

I Vignati occuparono il consolato e nelle armi tanto si distinsero che dall'Imperatore Sigismondo di Lussemburgo furono investiti dell'assoluta autorità su Lodi ed il suo territorio, con il titolo ereditario di conti ed il privilegio di battere moneta.

Molti furono nei secoli a ricoprire ruoli di prestigio nell'ambito ecclesiastico, militare, nelle scienze, nelle lettere e presso le magistrature laicali, tanto che da questi dotti giurisperiti fiorì con Domenico Ambrogio nel 1472 il ramo piemontese dei conti Vignati di San Gillio estintosi nel 1819.

Fu agli inizi del 2011 che Massimo Giovanni Lodovico Vignati, erede di un così grande patrimonio storico-familiare, decise con perseverante tenacia di raccontare la storia del nostro meraviglioso territorio in modo bizzarro. Attraverso una sapiente ricostruzione filologica potevano essere riproposte alcune antichissime ricette di famiglia che, ergendosi a strumento indispensabile, favorivano il varco tra le porte del tempo e dello spazio.